Droga, cibo, sesso e gioco: tutte le dipendenze portano alla dopamina PDF Stampa E-mail

Uno studio dell’Università di Copenaghen

Droga, cibo, sesso e gioco: tutte le dipendenze portano alla dopamina

La funzione cruciale di questo neurotrasmettitore

Recettori della dopamina
Recettori della dopamina

MILANO - Le dipendenze sono una questione di dopamina: lo evidenziano i ricercatori danesi e giapponesi, individuando negli individui propensi a instaurare comportamenti dipendenti (droga, alcol, ma anche gioco, ecc) un eccesso di dopamina e un basso livello di sensibilità a questa molecola. Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, mette in luce il già noto ruolo cruciale della dopamina nei meccanismi di ricompensa e gratificazione, individuando proprio in un dosaggio eccessivo dell’ormone una predisposizione alla cosiddetta addiction. In sostanza una dose eccessiva di dopamina altera il sistema di controllo nei meccanismi che regolano il piacere, la gratificazione e la ricompensa.

DOPAMINA- La dopamina è un importante mediatore chimico presente nell’organismo umano che presiede alla trasmissione degli impulsi nervosi. In generale tutte le sostanze che generano dipendenza hanno significativi effetti in una specifica regione del cervello, particolarmente ricca di dopamina e nota come nucleo accumbens. Somministrando cannabis, cocaina o altre sostanze stupefacenti aumenta sempre la dopamina, ma persino negli animali è stato osservato che alcuni sono maggiormente inclini a consumare queste sostanze. La spiegazione viene probabilmente dagli studiosi nipponici e danesi, i quali sottolineano che la maggior propensione ad alterarsi nasce anche da un surplus di dopamina.

IL CIBO COME DROGA - E sempre a proposito di dopamina e dipendenze uno studio americano parallelo paragona la propensione ad abbuffarsi all’assunzione di stupefacenti. Si tratta sempre e comunque di un meccanismo di funzionamento della dopamina che si inceppa, per quanto riguarda l’organismo. Senza contare che spesso le variabili psicologiche che portano gli individui ad eccessi alimentari, instaurando comportamenti di dipendenza, sono all’origine le stesse. Gene-Jack Wang, del Brookhaven National Laboratory on Long Island di New York, dimostra, attraverso uno studio su pazienti obesi, che una persona può mettere in atto con una fetta di torta o una cotoletta gli stessi meccanismi morbosi messi in atto da un alcolista o da un eroinomane. Nelle dipendenze, come è stato osservato con tecniche di neuroimaging, la dopamina non svolge il proprio ruolo in modo efficace. Se in condizioni di normalità infatti la dopamina cresce prima e nel corso di un’attività gratificante, negli individui dipendenti questo neurotrasmettitore si inceppa e il desiderio di ripetere il comportamento piacevole prende il sopravvento, spingendo la persona a ricercare continuamente la fonte di gratificazione, senza alcun sistema di controllo.

IMPOSSIBILE SMETTERE - In sostanza, sostengono i neuro scienziati statunitensi, nei comportamenti compulsivi, di qualsiasi natura siano, la dopamina sale oltre la soglia accettabile, i freni inibitori vanno in tilt e si instaura un clima di guerra tra i meccanismi del piacere. In questo senso chi non riesce a smettere con il pop corn o con i cioccolatini vive un problema, a livello cerebrale, simile a chi non riesce a smettere con la cannabis, con la cocaina, con l’alcol e persino con il sesso.

Emanuela Di Pasqua
02 febbraio 2010

 

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