| Salò o le 120 giornate di Sodoma |
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Salò o le 120 giornate di SodomaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Salò o le 120 giornate di Sodoma è l'ultimo film (1975) scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini e si ispira al romanzo del Marchese Donatien Alphonse François De Sade, Le centoventi giornate di Sodoma.
Trama [modifica]Il film è diviso in quattro parti, strutturati in maniera simile a quelli dei gironi infernali danteschi: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue. Antinferno [modifica]A Salò, durante l'epoca del regime fascista, quattro "Signori", rappresentanti di tutti i Poteri dello Stato, il Duca (quello nobiliare), il Monsignore (quello ecclesiastico), Sua Eccellenza il Presidente della corte d'Appello (quello giudiziario) e il Presidente (quello economico), decidono di recludersi per quattro mesi in una villa isolata dal resto del mondo insieme a un folto gruppo di giovani di entrambi i sessi che verranno usati per soddisfare tutte le loro perversioni sessuali: seguono la sottoscrizione delle regole da parte dei Signori e il loro patto di sangue (ognuno sposa la figlia dell'altro), la cattura dei giovani repubblichini di leva da parte delle SS, e infine la caccia delle vittime da parte dei repubblichini e delle ruffiane al soldo dei quattro Gerarchi. Dopo una lunga e dura selezione (in cui un soggetto veniva respinto per il minimo difetto fisico) vengono scelti nove ragazzi e nove ragazze, di età compresa tra i quindici e i vent'anni. Le vittime vengono caricate poi su dei camion militari e trasportati da Salò fino a Marzabotto, dove si trova l'enorme villa, di proprietà del Duca, scelta per il soggiorno; durante il viaggio un ragazzo del gruppo delle vittime, figlio di partigiani, viene ucciso dopo aver tentato la fuga. Poco prima di condurre le giovani vittime all'interno della villa, i Signori passano alla lettura dei regolamenti: per centoventi giorni essi saranno autorizzati a disporre indiscriminatamente e liberamente della vita delle loro giovani vittime, le quali dovranno tenere un comportamento di assoluta obbedienza nei confronti dei Signori e delle loro regole.
Ogni giornata si svolgerà nel seguente modo: alle ore sei in punto, tutti dovranno ritrovarsi nella cosiddetta Sala delle Orge, dove tre ex prostitute d'alto borgo, a turno, nella mansione di narratrici, avranno il compito di raccontare le proprie perversioni sessuali con lo scopo di eccitare i Signori e contemporaneamente di "educare" i ragazzi alla soddisfazione dei loro appetiti sessuali; le narratrici saranno accompagnate al pianoforte da una quarta donna che avrà il compito di estetizzare ulteriormente le loro crude ed esplicite narrazioni. La sera, dopo cena, avranno luogo le cosidette "orgie", dove i Signori e tutti i presenti si "accoppieranno" e si "mescoleranno" tra di loro consumando ogni tipo di atto sessuale, anche di natura sodomitica, incestuosa e adultera. Coloro che commetteranno infrazioni di lieve entità ai regolamenti verranno segnati su un quaderno speciale adibito allo scopo (chiamato "lista") e puniti in un secondo momento; inoltre qualunque uomo che verrà trovato "in flagrante delitto" con una donna riceverà come punizione la perdita di un arto e ogni pratica religiosa sarà bandita, pena la morte. In questo modo, la piccola comunità che soggiornerà nella villa nei prossimi quattro mesi è composta dai seguenti elementi: i 4 Signori, le 3 narratrici, le 17 vittime (9 ragazze e 8 ragazzi), le 4 figlie, i 4 soldati, i 4 collaborazionisti, la pianista e la servitù. Girone delle Manie [modifica]Il primo girone è il Girone delle Manie. In esso, guidati dai racconti della Signora Vaccari, i Signori esercitano una serie di sevizie sui corpi nudi o vestiti degli adolescenti, aiutati e rinforzati dai fedeli repubblichini e dai soldati. Tra le molte sevizie, primeggia quella di farli mangiare a quattro zampe, nudi, latranti come dei cani, degli scampoli di cibo gettati in terra o nelle ciotole, quando alcuni di questi bocconi di cibo sono riempiti, a sorpresa, di chiodi. Durante il Girone un'altra vittima, questa volta una ragazza, viene uccisa per aver disobbedito ai regolamenti. Girone della Merda [modifica]Il Girone della Merda, sotto la guida della Signora Maggi, si svolge tutto all'insegna dell'analità, o meglio, dell'oroanalità; accanto alle sempre più fitte chiacchiere erudite dei Signori (che citano a memoria Klossowski, Baudelaire, Proust e Nietzsche) si aggiungono anche "concorsi" per decidere chi ha il "deretano più bello" e scene di coprofagia, coronamento metaforico del film: prima una ragazza viene costretta a mangiare con un cucchiaio gli escrememti che il Duca ha appena defecato come punizione per non essersi concessa a lui, e successivamente, dopo aver obbligato le vittime a non espellere i propri bisogni per giorni interi, tutte le feci prodotte vengono raccolte e servite a tavola durante la cena. Girone del Sangue [modifica]Il Girone del Sangue si apre con la scena del matrimonio tra il Duca, l'Eccelenza e il Presidente (vestiti da donne) e tre soldati e celebrata dal Monsignore. La sera, durante il giro d'ispezione notturno, vengono a galla i tradimenti e le violazioni delle regole da parte degli abitanti della villa: un ragazzo del gruppo delle vittime rivela che una ragazza tiene nascosta una foto di un uomo sotto il cuscino, lei a sua volta rivela che due sue compagne fanno l'amore ogni notte, e quest'ultime rivelano che il collaborazionista Ezio si incontra di nascosto con la serva nera, che vengono entrambi sorpresi a fare l'amore e uccisi dai quattro Gerarchi. Successivamente Umberto, una delle vittime, viene scelto come rimpiazzo del collaborazionista ucciso. Il giorno successivo i Signori annunciano i nomi di coloro che verranno puniti per aver infranto le leggi, ovvero le quattro figlie e undici vittime (sei ragazzi e cinque ragazze), contrassegnati da un fiocco azzurro, e dicendo a tutti quelli che non sono stati nominati che se collaboreranno anche loro alle sevizie verrano riportati vivi a Salò. In seguito, dopo l'ultima narrazione della Signora Castelli e il suicidio della pianista, i Signori, aiutati dai soldati, dai collaborazionisti e da alcune ex vittime diventate collaboratori a loro volta, si prodigano in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime, in un'orgia progressiva di torture, amputazioni, e varie uccisioni rituali, portando all'apoteosi il loro sentimento di disprezzo reciproco e del mondo. Mentre fuori dalla villa si compie l'immane carneficina, in una delle stanze interne, due giovanissimi collaborazionisti, annoiati mentre attendono i prossimi ordini, cambiano canale alla radio d'epoca che trasmette i Carmina Burana di Orff, e improvvisano maldestramente, sulla canzonetta degli anni Quaranta Son tanto triste, qualche passo di valzer, e il film si conclude con un dialogo tra i due:
Analisi [modifica]Nel film il "potere" prende le distanze dall'umanità, trasformandola in oggetto e il sesso ha un ruolo fondamentale, un "ruolo metaforico orribile", come dirà lo stesso Pasolini. Secondo Pasolini "il sesso in questo film, sia pure in modo onirico e stravolto, diventa la metafora di ciò che oggi il potere fa dei corpi"[1], descrive la "mercificazione dei corpi da parte del potere" rifacendosi al pensiero di Marx. È soprattutto metafora dell'essenza più intima del potere che per Pasolini è fatta di brutalità, violenza, sopraffazione, viltà e totale certezza dell'impunità. Facendo convergere l'intuizione di Sade sull'attuazione del potere attraverso il controllo del sesso, e l'analisi marxista, Pasolini disvela la correlazione fra la dominazione di classe e la sopraffazione sessuale. Constatando ferocemente e lucidamente la malafede di qualsiasi interpretazione tranquillizzante dello specifico caso italiano e della violenza massificante che il regista vi scorge. Un cambiamento epocale che per Pasolini trasforma anche il sesso, fino ad allora da considerare una risorsa giocosa e liberatrice delle classi subalterne, in un orribile obbligo di massa, imposto da una forza invisibile, a cui tutti si adeguano. L'altra metafora oscena del film è quella scatologica: direttamente ripresa da Dante, è un'allegoria dell'ansia di uguaglianza nella degradazione consumistica, e simbolo della perversione capitalistica. La rigorosa collocazione registica dei personaggi nell'inquadratura e la perfezione formale della fotografia negli interni e nei costumi, contrasta, volutamente e in modo netto, con il tema trattato. Tra i riferimenti stilistici del film va rilevato quello brechtiano per l'utilizzo della tecnica dello straniamento teorizzata appunto da Bertolt Brecht, qui operante attraverso lo stridente e abissale contrasto, volutamente insostenibile, tra l'oscenità del soggetto rappresentato e l'estremo rigore formale ed estetico. È l'ultimo film di Pasolini che negli ultimi mesi della sua vita, terminata col suo omicidio, sentiva crescere intorno a sé un sentimento di ostilità. In quel periodo Pasolini denunciava lo sfacelo "culturale e antropologico" dell'Italia e delle classi popolari italiane ad opera della spietatezza livellatrice delle classi dominanti: intuizioni che furono meglio recepite solo molti anni dopo la sua morte, a partire dalla fine degli anni ottanta e da numerosi critici e intellettuali considerate potenti e profetiche. Anche in relazione alle sue prese di posizione politiche e intellettuali sulla situazione italiana, le stragi e i misteri di Stato, Pasolini probabilmente temeva per la sua vita. Forse messa in conto la possibilità della sua morte, continuò nella sua indagine come per una sfida finale nei confronti del mondo, convinto più che mai di gettarsi contro l'indifferenza degli italiani e l'assuefazione inculcata dal potere. Storia del film [modifica]Trilogia della Morte – Episodio I [modifica]Dopo la Trilogia della Vita (comprendente Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle Mille e una notte), Pier Paolo Pasolini ebbe in mente di realizzare una Trilogia della Morte (nome analogo alla Trilogia della morte di Lucio Fulci), dove con altri tre film si sarebbe ribaltato l'ottimismo favolistico dei tre classici tradotti in pellicola (fra il 1971 e il 1974) soprattutto nella componente sessuale: gioiosa e solare nel primo trittico, fredda e raccapricciante nel secondo. Su suggerimento di Sergio Citti, Salò venne scelto come primo episodio e rimase poi l’unico realizzato a causa della tragica prematura morte del regista. L'intenzione di Pasolini, per i motivi che abbiamo visto, era di non risparmiare nulla a livello di violenza e perversione. Benché si trattasse di violenza più simbolica che fisica, e benché l'ossessivo accanimento realistico con cui Sade la descriveva nel suo romanzo fosse effettivamente ridotto, Salò si preannunciò fin dalla lavorazione un film maledetto. Durante la lavorazione [modifica]Le riprese, effettuate principalmente nella cinquecentesca Villa Zani a Villimpenta nella primavera del 1975, furono molto difficili; non tanto a livello tecnico (il direttore della fotografia era Tonino Delli Colli) quanto nella direzione degli attori: le scene di omofilia, coprofagia e sadomasochismo richiedevano una pazienza che solo il savoir faire e il carisma di Pasolini rendevano accettabili. La sequenza del cortile, poi, in cui le torture raggiungono il culmine, causò abrasioni e ustioni su alcuni corpi (nudi) dei giovani attori che interpretavano le vittime, e fu forse il momento peggiore del set: lo stesso Pasolini – sempre autocontrollato per ovvie ragioni “rassicurative” – vi tradì qualche imbarazzo e senso di colpa. Tuttavia, si racconta che le pause di lavorazione fossero spesso giocose, con lunghe tavolate nei pasti – a base preferibilmente di risotto – fino ad arrivare a una partita di calcio disputata contro la troupe di Novecento di Bernardo Bertolucci, che girava nelle vicinanze. Essa sancì anche la riconciliazione fra l'allora giovane regista (34 anni) e il suo indiscusso maestro (53) dopo alcuni dissapori seguìti alle generose critiche che quest'ultimo aveva riservato per Ultimo tango a Parigi (1972), senza difenderlo dai drastici provvedimenti della censura. Uscita del film e censura [modifica]Il contrappasso per Salò, tuttavia, era ugualmente prossimo a venire: pur evitando il rogo delle bobine come Ultimo tango, l'ultimo film di Pasolini ebbe traversie giudiziarie non meno dure. Proiettato in anteprima al Festival di Parigi il 22 novembre 1975 (Pasolini era morto da tre settimane) il 23 dicembre ottenne il visto-censura per le sale italiane - la prima nazionale fu poi al cinema Majestic di Milano - ma tre settimane dopo venne sequestrato dal Procuratore della Repubblica della stessa città, e si aprì un procedimento penale contro il produttore Alberto Grimaldi. Fu questo l’inizio di un’odissea giudiziaria che durò ben quindici anni: infatti, solo nel 1991 venne riconosciuta piena dignità artistica al film, per altro mantenendone il divieto della visione ai minori di 18 anni. A causa di questo vincolo, il film è tuttora inedito nelle televisioni “in chiaro”, mentre per quelle a pagamento, il primo passaggio è avvenuto sul canale Stream il 2 novembre 2000 per i 25 anni della morte di Pasolini. Reticenza [modifica]Di coloro che lavorarono in Salò, pochissimi hanno accettato di parlarne negli anni successivi. Ancora più reticenti gli attori non professionisti (cfr. per esempio Franco Merli), tornati subito o quasi nell’anonimato dopo aver preso parte al film. Curiosità [modifica]
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