Ferrara, 5 gennaio 2012 - Un «soggetto pericoloso, psichicamente disturbato, che avrebbe potuto compiere altri delitti di questo tipo e che ora è stato chiuso in carcere, dove verrà curato». Così Antonio Labianco, comandante provinciale dei carabinieri, chiude il cerchio su uno dei più efferati delitti compiuti a Ferrara negli ultimi tempi. Una donna di 31 anni massacrata con 23 coltellate e buttata in un fosso. Ci aveva già provato, Sergio Rubini. Negli anni Ottanta, colpendo con una lama una prostituta. E ancora circa dieci anni dopo, quando tentò di uccidere la moglie con un coltello (reato per cui scontò una condanna in carcere). Indagini lampo effettuate dal Nucleo investigativo dell'Arma, che nel giro di poche ore hanno portato a ricostruire le mosse dell'assassino, passo passo; a individuare il cadavere e ad arrestare il colpevole.
L'ha uccisa verso le 22 del 2 gennaio, vicino all'ufficio postale di Chiesuol del Fosso. Sergio Rubini, 52 anni, disoccupato di Voghiera, da tempo in cura, è accusato di essere l'omicida di Lenuta Lazar, prostituta romena che da circa un mese si trovava a Ferrara. Lui, attraverso le sue parole sconnesse, dal reparto di Medicina d'urgenza del Sant'Anna, ha portato gli inquirenti dritti dal cadavere. L'hanno trovato ieri, nelle acque fredde di un canale di campagna. Lei era lì, nuda. Coperta solo da un perizoma e dal reggiseno. Bianca, rigida, le unghie laccate di rosso.
Dopo averla picchiata e massacrata, lui l'ha portata in giro con il furgone. Si è disfatto del corpo gettandolo giù da un ponte nelle valli del Mezzano, in piena campagna. E' tornato a casa, ha pulito e ridipinto gli interni del mezzo. Si è cambiato, ha nascosto il coltello a serramanico (l'arma non è ancora stata trovata). Poi, preso dal rimorso, ha tentato di togliersi la vita ingerendo una grossa quantità di tranquillanti. Ma non c'è riuscito. Così, una volta raggiunto dal papà nel reparto, ha detto tutto all'anziano padre. Tutto è partito da lì.
Ha attraversato sulle sue gambe il corridoio del reparto di medicina d'urgenza, appoggiato all'asta della flebo. Felpa color biscotto, nessuna espressione sul volto dell'assassino. Al suo fianco i carabinieri in borghese. Lo hanno accompagnato dentro il piccolo ambulatorio dell'ospedale; la porta si è chiusa alle loro spalle. Non si riaprirà per parecchie ore. Un interrogatorio cominciato verso le 15,30, interrotto dall'arrivo del capitano Giuseppe Aloisi (e degli uomini della medicina legale); e ancora dall'ingresso nella stanza del pubblico ministero Ciro Alberto Savino. Anche lui lo ascolterà: centoventi minuti, fino a sera. La maniglia si piega più volte. I militari si danno il cambio alla spicciolata. «È una situazione drammatica, è morta una persona incolpevole di qualsiasi cosa. E chi ha provocato questo è in una situazione altrettanto drammatica», si limiterà a commentare Andrea Marzola, avvocato d'ufficio di Sergio Rubini. Lo stesso cinquantaduenne di Voghiera - da qualche tempo disoccupato e separato dalla moglie - che ha tentato di togliersi la vita ingerendo medicinali nella notte. Lo stesso che per l'intero pomeriggio ha raccontato davanti agli inquirenti la sua versione dei fatti. Come, quando. E, forse, un insensato perché.
Fa un sospiro Marzola. Non smentisce, non conferma. Alla parola 'confessione' seguono imperscrutabili silenzi. «È stata una lunga giornata, lunga e difficilissima. Ora, come avvocato difensore, non posso fare altro che aspettare gli accertamenti della procura e l'esito delle indagini, che sicuramente arriveranno». La vicenda non è semplice; il contrario. Lo sottolinea con forza. Ci sono familiari da tutelare, satelliti cui è piombata addosso una valanga improvvisa. Ci sono parole sconnesse da mettere insieme per ricostruire il puzzle di quei maledetti attimi. E decisioni da prendere. Pesantissime. Di reale c'è quel cadavere latteo ritrovato dentro l'acqua gelida del Mezzano. Il corpo di una donna distrutto dallo scempio e dalla ferocia di un gesto. Di una follia. «È troppo presto, troppo presto per poter esprimere un'opinione», continuerà a ripetere il legale. «Gli accertamenti degli investigatori sono ancora in corso, tutto è prematuro. Intanto, il pm, mi ha detto di tenere acceso il fax». Le carte arriveranno verso le 22 di mercoledì. E parlano di omicidio volontario.
Benedetta Salsi