Idea: invece di tartassare gli italiani perché non tassare la prostituzione? PDF Stampa E-mail

Idea: invece di tartassare gli italiani
perché non tassare la prostituzione?

In Italia le donne che vendono sesso a pagamento sono più di 50mila. Regolarizzando la loro pratica respirerebbero le casse dello Stato e si potrebbe infliggere un duro colpo alla criminalità organizzata

Federico Quarato

Prostituta a lavoro Una prostituta in attesa del prossimo cliente

 

MILANO – È il mestiere più antico del mondo, eppure in Italia è ancora il segreto di Pulcinella. In un momento delicato come questo, in cui il Governo ha varato misure che hanno aumentato la pressione fiscale, c’è un tesoretto al quale né i politici né i tecnici hanno ancora pensato. Nemmeno questo Esecutivo che, alla ricerca del “rigore dei conti”, ci sta insegnando quanto sia facile e immediato aumentare vecchie tasse e inventarne di nuove. E pensare che Monti qualche mese fa ammoniva: «Chi evade mette le mani nelle tasche degli italiani». Chissà cosa ne pensa Enrico Bondi, chiamato a tagliare la spesa pubblica alla ricerca di un tesoretto da 4,2 miliardi di euro, di un enorme giro di affari completamente esente da alcun tipo di imposta. Un capitale del quale gran parte è destinato all’estero, spesso alla criminalità organizzata.

LE STORIE È la storia di Natasha, una bellissima ragazza rumena di 27 anni. Batte in zona stazione Centrale, a Milano. Cinquanta euro per un rapporto completo, non meno di mille euro a settimana, circa 4mila al mese: i conti sono molto semplici. Natasha guadagna circa 50mila euro all’anno. I suoi genitori, che abitano a Oradea, in Romania, pensano che loro figlia faccia la modella e ricevono mensilmente circa 2mila euro al mese per mantenere la famiglia. Natasha si confida, «sono fortunata, non ho pappone, questo mestiere l’ho scelto io». Come lei, in Italia migliaia di ragazze, donne, uomini  e transessuali italiani e stranieri si prostituiscono. Ma chi alimenta questo giro d’affari? C’è Antonio, dirigente di una piccola azienda lombarda, uno stipendio di 80mila euro annui e una moglie «bellissima, ma che non mi soddisfa più». C’è Luigi, 63 anni, pensionato. Una sera alla settimana con la sua bicicletta sulla strada Vigevanese a Milano cerca, e trova, «qualche emozione perduta da tempo». Poi c’è Luca, 23 anni, voti altissimi all’Università e poca voglia di rapporti duraturi. Studia filosofia, è appassionato di informatica e non ha «tempo e voglia di stare a dietro alle ragazze che spesso non lo considerano». Per lui un massaggio “romantico” in un centro cinese, ovviamente senza fattura, è quasi una routine settimanale. Come Antonio, Luigi e Marco in Italia, ci sono milioni di uomini. La prostituzione si esercita per strada, nei parcheggi, nei parchi pubblici, negli alberghi, in casa, ovunque. I clienti sono adescati sul web, per strada, nei night club, nei bagni degli autogrill. Il mercato non conosce crisi: non ci sono regole ma soprattutto non ci sono tasse.

IL VUOTO LEGISLATIVO La legge Merlin, che ha abolito la regolamentazione della prostituzione, non ha configurato questa attività come una libertà di fatto ma ha creato un vuoto giuridico per il quale il mestiere della prostituta non è né represso, né tutelato. Di fatto la prostituzione in Italia è un’attività lecita ma impossibile da esercitare nella legalità. Dal punto di vista tributario infatti non esiste alcuna norma che la disciplini anche se l’articolo 53 della Costituzione parla chiaro: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva», principio sul quale il governo Monti ha impostato la sua battaglia all’evasione con Equitalia, Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza. Diverse sono le indagini sulla prostituzione in Italia, prendiamo alcuni numeri che sono riposti un cassetto di Palazzo Chigi: le stime del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, datate 2007. Sarebbero oltre 50mila le prostitute in Italia, frequentate da nove milioni di clienti. In media il guadagno pro capite si attesta tra i 5mila e i 7mila euro al mese per un giro di affari complessivo da oltre cinque miliardi di euro l’anno. Tassando i loro compensi, sull’esempio di quanto fanno altri Paesi europei, si potrebbero trovare trovare risorse ingenti.
E non va dimenticata nemmeno quella che potrebbe essere una delle vittorie più grandi di questo processo: legalizzare la prostituzione potrebbe rappresentare un duro colpo per la criminalità organizzata che gestisce il racket dello sfruttamento, anche minorile. Un mondo sommerso fatto di tratta di esseri umani, di violazione dei diritti dell’uomo, di violenze quotidiane, di denaro sporco: una delle piaghe più profonde della nostra società.

 

Regolamentare la Prostituzione?





 

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Perchè nasce casedipiacere.it

Il tema della cosiddetta “Regolamentazione” della prostituzione è un argomento sulla bocca di tutti, ma nessuno concretamente ha fatto qualcosa per risolvere definitivamente questo problema.

Personalmente sono dell'opinione che tutti quanti noi stiamo vivendo nell'ipocrisia più totale: 

il problema viene vissuto, come prima dicevo, almeno a parole da tutti ma al tempo stesso nessuno fa niente o, ancor meglio, tutti sono convinti di non poter fare nulla a riguardo. Non è così perché non possiamo più nasconderci dietro un dito e continuare a mettere la testa sotto la sabbia, ma dobbiamo trovare una soluzione e per fare questo dobbiamo parlare a chiare lettere e confrontarci al fine di trovare delle vere proposte risolutive.

Con questo sito vorrei riuscire a formare un gruppo unito e solido per far sì che, in un modo o nell’altro, possa emergere realmente quello che la maggior parte delle persone vuole.

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