Prostitute e opere pubbliche nella Roma dei papi PDF Stampa E-mail

Prostitute e opere pubbliche nella Roma dei papi

di Wladimiro Settimelli

dalla prima Certo, le grandi e antiche rovine, quasi sempre abbandonate tra i rovi e le erbacce, parlavano dell'impero, della grandezza di Roma e di una "antichità bellissima" e struggente. Molte signore inglesi - si racconta - guardando, tra i prati, il Colosseo al chiaro di luna, cadevano in deliquio e dovevano essere immediatamente riaccompagnate alla carrozza. Ma tra prati, forre, templi e colonne, non mancavano certo, proprio come oggi, le prostitute, antiche quanto Roma e il mondo. Provate un po' ad indovinare come venivano chiamate ufficialmente? "Donne Curiali". Incredibile, ma vero. Solo più tardi si parlerà di "mignotte". Venivano definite "donne curiali" perché era la Curia o il tribunale del Cardinale Vicario, ad occuparsi di loro. In che modo? Non certo con la polizia o con gli "svizzeri" del Papa, ma rilasciando "patenti", permessi, ordinando controlli e scegliendo addirittura le zone da "servire", con apposite disposizioni. Poi c'erano le tasse e salate. Insomma, lo Stato del Papa aveva tutto l'interesse a far sviluppare al massimo il "turpe vizio". Certo, non mancava poi l'assitenza di alcuni istituti di suore che si occupavano delle "povere derelitte", soprattutto se minorenni. Dopo, che tutto finisse come doveva finire. Lo stato papalino investiva i soldi ottenuti con le tasse sulle prostitute in opere pubbliche. Dunque, a Roma, certi monumenti furono restaurati con i soldi delle prostitute. Per esempio, Pio IV costruì Borgo Pio con i soldi delle "curiali". Viene spiegato con tutta chiarezza in una bolla dello stesso Papa. Il Ponte di Santa Maria, l'odierno Ponte Rotto (come racconta Costantino Maes nel suo "Curiosità Romane", Grotta del Libro editore) fu restaurato «similmente, merce' questa sozza, ma pur legittima imposta». Nell'archivio della Reverendissima Camera Apostolica si conserva il volume che spiega quanti soldi di tasse furono prelevati alle prostitute per quei lavori. Altri libri raccontano(ma il Maes è preciso in materia) che la strada presso il Tevere, prossima alla Porta del Popolo, era il principale ingresso alla città fino al XIV secolo. Scorreva in mezzo ai campi, maltenuta e piena di buche. Eppure, presso il Porto di Ripetta c'era un gran traffico di commerci e una strada acconcia sarebbe stata ben vista e utile. Provvide Leone X: raddrizzò l'attuale via di Ripetta, tagliandola in mezzo ai terreni circostanti e asfaltando tutto. La strada prese il nome del Papa, ma poi tornò a chiamarsi di Ripetta. Dove furono presi i soldi per i lavori? Dalla tassa sopra ai lupanari. Lo racconta l'amministratore signor Corvisieri nelle sue "Posterule Tiberine". Il veneziano Domenichi, nel suo "Facetie, motti e burle"( Venetia 1588) spiega da dove erano venuti i soldi per la strada asfaltata e narra di una lite tra due donne. Una era "Giulia la ferrarese", molto nota nella zona e benvoluta da tutti. L'altra era, invece, una nobildonna di una famiglia conosciuta. La Giulia aveva urtato la nobildonna che aveva reagito con una serie di insulti che tutti avevano sentito. Allora la "ferrarese", senza scomporsi, aveva aggiunto con tutta naturalezza: «Madonna perdonatemi, ch'io so bene che voi avete più diritto di me su questa via che non ho io». Insomma, l'aveva insultata ricordando con che soldi era stata lastricata la strada. E se lo aveva detto lei che era del "mestiere", non rimaneva che farsi grandi risate. Così avevano fatto quelli che avevano assistito allo scambio di battute. Aggiungo anche che nei vecchi libri sulle tasse alle prostitute, si davano anche indicazioni precise su dove certe ragazze "esercitavano". Ecco uno degli indirizzi: "La signora Margaritta fiorentina, rossa, a fronte S. Rocco sopra l'arco…". Wladimiro Settimelli

 

Regolamentare la Prostituzione?





 

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Il tema della cosiddetta “Regolamentazione” della prostituzione è un argomento sulla bocca di tutti, ma nessuno concretamente ha fatto qualcosa per risolvere definitivamente questo problema.

Personalmente sono dell'opinione che tutti quanti noi stiamo vivendo nell'ipocrisia più totale: 

il problema viene vissuto, come prima dicevo, almeno a parole da tutti ma al tempo stesso nessuno fa niente o, ancor meglio, tutti sono convinti di non poter fare nulla a riguardo. Non è così perché non possiamo più nasconderci dietro un dito e continuare a mettere la testa sotto la sabbia, ma dobbiamo trovare una soluzione e per fare questo dobbiamo parlare a chiare lettere e confrontarci al fine di trovare delle vere proposte risolutive.

Con questo sito vorrei riuscire a formare un gruppo unito e solido per far sì che, in un modo o nell’altro, possa emergere realmente quello che la maggior parte delle persone vuole.

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