Ye Haiwan, blogger e attivista per i diritti delle donne, è andata alla scoperta di un mondi di povertà e disperazione

La cinese Ye Haiwan è una nota blogger e attivista per i diritti delle donne, che si è perfino finta una prostituta per scoprire la vita e i problemi dei lavoratori del sesso. Lo scorso 11 gennaio ha deciso di avviare una serie di servizi per le prostitute della zone rurali del suo paese. Ma dopo l’appello i suoi articoli, promossi sul web, sono stati cancellati dalla piattaforma di microblogging che ospitava le sue pagine, Sina Weibo, un ibrido tra Facebook e Twitter molto conosciuto in Cina, ma ripresi su Qzone, social network nato nel 2005 di proprietà della Tencent. Rue89 è andata a scoprirli.
LA POVERTA’ - Ye Haiwan, conosciuta anche con il nome di Yan Liumang, ha raccontato le storie delle prostitute incontrate nel suo viaggio denunciando lo sfruttamento e la povertà in cui vivono o talvolta sono costrette a vivere. Le donne che vendono il proprio corpo guadagnano tra i 10 e i 20 yuan per ogni rapporto (tra 1,50 e 2,50 euro), ha sottolineato l’attivista. E le forze dell’ordine nell’imporre sanzioni non tengono conto delle condizioni di vita delle donne. L’allarme di Ye, è diventato più forte all’indomani del raid della polizia in un bordello della provincia di Guanxi. “Mi chiedo se le incursioni siano fatte in nome della giustizia e della sicurezza pubblica”, ha scritto la blogger sulle sue pagine web. E ha chiesto: “Cosa ha fatto il governo per aiutarle?”.
GLI APPELLI AL GOVERNO - Ye non ha perso l’occasione di rivolgersi direttamente al governo. Al ministro per la Pubblica Sicurezza Meng Jianzhu ha detto: “Spero tu possa capire la sofferenza dei poveri. Non godono delle multe i lavoratori del sesso poveri. Consiglio all’Ufficio di pubblica sicurezza di rilasciare una nota interna agli agenti di polizia chiedendo di smettere di fare raid tra le prostitute povere. Si tratta di una richiesta umile da un difensore dei diritti delle donne più povere della Cina”. Ye ha parlato di “crudeltà del governo”.
LA DISPERAZIONE - Quando ha lavorato come prostituta l’attivista ha scoperto un mondo di problemi, paure, disagio. Ha raccontato di ragazzi 18enni alla ricerca del primo rapporto, della disinvoltura dei tanti nell’approcciarsi alle donne a pagamento, della necessità di invitare i clienti ad usare il preservativo, perché molti non lo fanno. Quando ha chiesto ai suoi clienti perché fosse andato da una prostituta Ye ha ricevuto le risposte più diverse. Qualcuno ha raccontato di essere povero e che il ricorso al sesso a pagamento è il suo unico modo per avere un rapporto. La miseria costringe a vendersi per vivere, spiega Ye. Null’altro. La miseria come motore di un economia dove l’indifferenza e il pregiudizio delle autorità non possono far altro che generare ulteriore disperazione.
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